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Diagnosi dell’iperparatiroidismo: ruolo dell’ecografia e della PET con colina nella localizzazione preoperatoria

  • Immagine del redattore: Diego Barbieri
    Diego Barbieri
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Inquadramento diagnostico dell’iperparatiroidismo

La diagnosi di iperparatiroidismo si basa primariamente su criteri biochimici, fondati sull’analisi del rapporto tra i livelli sierici di calcio e di ormone paratiroideo (PTH). Il quadro laboratoristico tipico è caratterizzato da ipercalcemia associata a concentrazioni di PTH elevate o inappropriatamente normali, indicando una perdita del normale meccanismo di feedback negativo che regola la secrezione ormonale a livello delle ghiandole paratiroidi.


Questa alterazione riflette una disregolazione dell’asse calcio–PTH, nella quale la produzione ormonale persiste nonostante la presenza di livelli sierici di calcio che, in condizioni fisiologiche, dovrebbero inibire la secrezione di PTH. Il riconoscimento precoce di tale profilo biochimico rappresenta un passaggio essenziale per l’inquadramento diagnostico e per l’avvio di un adeguato percorso clinico.


Una volta confermata la diagnosi, le metodiche di imaging assumono un ruolo complementare, non finalizzato alla conferma della malattia, ma alla localizzazione anatomica della ghiandola paratiroidea patologica, in particolare in previsione di un trattamento chirurgico mirato.


Diagnosi dell’iperparatiroidismo: ruolo dell’ecografia e della PET con colina nella localizzazione preoperatoria

Ecografia del collo come metodica di primo livello

L’ecografia del collo rappresenta l’indagine di prima linea nella valutazione localizzativa dell’iperparatiroidismo primitivo. Si tratta di una metodica non invasiva, priva di esposizione a radiazioni ionizzanti, facilmente accessibile e ripetibile, che consente una valutazione dinamica delle strutture cervicali.


Oltre a permettere l’identificazione delle paratiroidi patologiche, l’ecografia consente un’analisi contestuale della tiroide e delle stazioni linfonodali cervicali, fornendo informazioni anatomiche di rilievo per la pianificazione chirurgica. La possibilità di definire con precisione i rapporti topografici tra l’adenoma paratiroideo e le strutture adiacenti, in particolare la tiroide e i piani vascolo-nervosi del collo, contribuisce in modo sostanziale alla sicurezza e all’efficacia dell’intervento chirurgico.


Dal punto di vista morfologico, l’adenoma paratiroideo appare tipicamente come una lesione ipoecogena, ben circoscritta e dotata di una vascolarizzazione caratteristica evidenziabile mediante Color-Doppler, spesso con pattern polare. Tuttavia, l’accuratezza diagnostica dell’ecografia è fortemente dipendente dall’esperienza dell’operatore, e le migliori performance si ottengono in contesti ad alta specializzazione nella chirurgia endocrina del collo.


Scintigrafia paratiroidea: valore storico e limiti della metodica

La scintigrafia con sestamibi ha costituito per lungo tempo la tecnica di riferimento per la localizzazione funzionale delle paratiroidi patologiche. Il principio fisiopatologico alla base della metodica risiede nella captazione selettiva del radiofarmaco da parte delle ghiandole iperfunzionanti, consentendo l’identificazione di tessuto metabolicamente attivo.


Nonostante il suo ruolo storico, la scintigrafia presenta limiti rilevanti, soprattutto in presenza di adenomi di piccole dimensioni, nelle forme di iperplasia multighiandolare e nei pazienti sottoposti a precedenti interventi chirurgici cervicali, nei quali l’alterazione dei piani anatomici può ridurre l’accuratezza dell’esame. Queste criticità hanno progressivamente favorito l’introduzione di tecniche di imaging funzionale di nuova generazione, caratterizzate da una maggiore sensibilità e risoluzione spaziale.


PET con colina: evoluzione tecnologica nella diagnostica localizzativa

La PET con colina (utilizzando traccianti marcati con 11C o 18F) rappresenta attualmente una delle metodiche più avanzate e sensibili per la localizzazione delle paratiroidi patologiche. La colina, coinvolta nei processi di sintesi delle membrane cellulari, mostra un’elevata captazione nei tessuti metabolicamente attivi, permettendo di individuare con elevata precisione le ghiandole iperfunzionanti.


Numerose evidenze scientifiche dimostrano una sensibilità superiore rispetto alla scintigrafia tradizionale, in particolare nei casi complessi quali adenomi di piccole dimensioni, sedi ectopiche e forme di iperparatiroidismo persistente o recidivo.


L’elevata risoluzione spaziale della PET con colina consente inoltre una più accurata correlazione anatomo-funzionale, migliorando l’affidabilità della localizzazione preoperatoria.


L’impiego di questa metodica risulta particolarmente vantaggioso nei pazienti in cui le indagini convenzionali forniscono risultati negativi o discordanti, offrendo un supporto determinante alla pianificazione chirurgica.


Diagnosi dell’iperparatiroidismo: ruolo dell’ecografia e della PET con colina nella localizzazione preoperatoria

Implicazioni dell’imaging nella pianificazione chirurgica

L’integrazione delle moderne tecniche di imaging nel percorso diagnostico ha un impatto diretto sulla strategia chirurgica. Una localizzazione preoperatoria accurata consente di pianificare interventi mini-invasivi e mirati, limitando l’estensione dell’esplorazione cervicale e riducendo i tempi operatori.


Questo approccio si traduce in una minore incidenza di complicanze, in un recupero post-operatorio più rapido e in una migliore preservazione delle ghiandole paratiroidi sane, riducendo il rischio di ipoparatiroidismo iatrogeno. Inoltre, la possibilità di concentrare l’atto chirurgico sulla ghiandola responsabile migliora l’efficacia complessiva del trattamento e l’esperienza del paziente.


Approccio diagnostico contemporaneo

L’approccio moderno alla localizzazione dell’iperparatiroidismo si basa su un percorso integrato che prevede la conferma biochimica iniziale, seguita dall’esecuzione dell’ecografia del collo come metodica di primo livello. Nei casi caratterizzati da maggiore complessità o da risultati non conclusivi, la PET con colina rappresenta uno strumento di secondo livello ad elevata accuratezza, in grado di fornire informazioni decisive per l’inquadramento terapeutico.


Questo modello diagnostico consente una gestione più razionale e personalizzata del paziente, ottimizzando il processo decisionale e migliorando l’outcome chirurgico.


Sintesi e rilevanza clinica

La diagnosi dell’iperparatiroidismo non si basa su un singolo esame, ma su un percorso integrato che combina dati biochimici e imaging avanzato. L’ecografia del collo rimane il cardine iniziale della localizzazione preoperatoria, mentre la PET con colina rappresenta un’evoluzione tecnologica di rilievo, superando per sensibilità la scintigrafia tradizionale nei casi più complessi.


Una localizzazione accurata della ghiandola patologica costituisce un presupposto fondamentale per un trattamento chirurgico efficace, sicuro e personalizzato, con ricadute positive sugli esiti clinici e sulla qualità di vita del paziente.


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𝐃𝐫. 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐢𝐫𝐨𝐢𝐝𝐞 𝐞𝐝 𝐎𝐑𝐋

 

𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 - Centro Testa e Collo - Poliambulatorio specialistico medico-chirurgico- Ospedale San Raffaele


𝐁𝐄𝐑𝐆𝐀𝐌𝐎 - Habilita Robotics Healthcare


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