Chirurgia dell’iperparatiroidismo: intervento mini-invasivo e ruolo dell’autofluorescenza
- Diego Barbieri

- 6 giorni fa
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Indicazioni alla chirurgia nell’iperparatiroidismo primitivo
La chirurgia rappresenta il trattamento definitivo dell’iperparatiroidismo primitivo ed è indicata nei pazienti in cui una o più ghiandole paratiroidi producano in modo autonomo un eccesso di ormone paratiroideo (PTH), determinando una condizione di ipercalcemia associata a potenziali complicanze a carico dell’apparato scheletrico, renale e cardiovascolare.
L’obiettivo dell’intervento è l’asportazione selettiva della ghiandola patologica responsabile dell’ipersecrezione ormonale, con conseguente normalizzazione del metabolismo calcio-fosforo e riduzione del rischio di complicanze a lungo termine.

Razionale della chirurgia mini-invasiva
I progressi nelle metodiche di localizzazione preoperatoria, in particolare mediante ecografia ad alta risoluzione e PET con colina, hanno reso possibile, nella maggior parte dei pazienti, l’esecuzione di una paratiroidectomia mini-invasiva mirata.
Quando l’adenoma paratiroideo è identificato con elevata accuratezza prima dell’intervento, non risulta necessario procedere a un’esplorazione estesa di tutte le ghiandole paratiroidee del collo, consentendo un approccio più conservativo e focalizzato.
Questo paradigma chirurgico si associa a una riduzione delle dimensioni dell’incisione cutanea, a una minore durata dell’atto operatorio, a un ridotto dolore post-operatorio e a un recupero funzionale più rapido, oltre a un rischio inferiore di complicanze rispetto agli approcci tradizionali estesi.
Svolgimento dell’intervento chirurgico
La paratiroidectomia viene eseguita in anestesia generale e prevede un accesso cervicale limitato, generalmente mediante una piccola incisione alla base del collo. Dopo l’esposizione dei piani anatomici, il chirurgo procede all’identificazione e alla rimozione selettiva della ghiandola paratiroidea patologica.
La durata dell’intervento è generalmente contenuta, in particolare nei casi in cui la localizzazione preoperatoria risulti chiara e concordante, consentendo un percorso operatorio diretto e altamente mirato.
Autofluorescenza paratiroidea come supporto intraoperatorio
Negli ultimi anni, la chirurgia paratiroidea si è avvalsa di una tecnologia innovativa rappresentata dall’autofluorescenza nel vicino infrarosso. Le ghiandole paratiroidi possiedono la capacità di emettere una fluorescenza intrinseca caratteristica quando illuminate con specifiche lunghezze d’onda, consentendone un’identificazione più agevole rispetto ai tessuti circostanti.
L’adenoma paratiroideo mostra un pattern di fluorescenza tipico, che permette al chirurgo di confermare in tempo reale l’identificazione della ghiandola patologica, di verificarne la completa rimozione e di limitare l’estensione dell’esplorazione chirurgica.
L’utilizzo dell’autofluorescenza contribuisce inoltre alla preservazione del tessuto paratiroideo sano e al miglioramento della sicurezza complessiva della procedura.
Ruolo del dosaggio intraoperatorio del PTH
Il dosaggio intraoperatorio del PTH rappresenta tuttora uno strumento utile in contesti selezionati, quali i casi di localizzazione preoperatoria incerta, il sospetto di malattia multighiandolare e gli interventi di revisione per iperparatiroidismo persistente o recidivo.
Tuttavia, nei pazienti con localizzazione chiara e concordante, la conferma visiva e funzionale ottenuta mediante autofluorescenza consente spesso di evitare l’attesa del risultato del PTH intraoperatorio, che richiede tempi tecnici più lunghi, contribuendo a una riduzione significativa dei tempi operatori senza compromettere l’efficacia e la sicurezza dell’intervento.
Decorso post-operatorio e ricovero
Il decorso post-operatorio dopo paratiroidectomia mini-invasiva è generalmente rapido e favorevole. Il ricovero ospedaliero si limita nella maggior parte dei casi a una notte di degenza, con possibilità di estensione a due notti in situazioni particolari.
La ripresa dell’alimentazione avviene solitamente poche ore dopo l’intervento, mentre il ritorno alle normali attività quotidiane si verifica in tempi brevi, grazie al ridotto impatto chirurgico e al buon controllo del dolore post-operatorio.
Sicurezza dell’intervento e tutela della funzione vocale
La chirurgia dell’iperparatiroidismo è attualmente considerata una procedura sicura, soprattutto se eseguita in centri ad alto volume e con consolidata esperienza nella chirurgia endocrina del collo.
Un aspetto di particolare rilevanza riguarda la tutela della funzione vocale, in relazione alla vicinanza del nervo laringeo ricorrente, responsabile della motilità delle corde vocali.
Nel corso dell’intervento, il nervo viene sistematicamente identificato e preservato, e il rischio di danno permanente risulta estremamente basso. Eventuali alterazioni della voce sono nella maggior parte dei casi transitorie e tendono a risolversi spontaneamente.
L’approccio mini-invasivo e l’impiego di tecnologie di supporto, tra cui l’autofluorescenza, contribuiscono ulteriormente alla riduzione del rischio di complicanze neurologiche.
Sintesi e rilevanza clinica
La chirurgia dell’iperparatiroidismo, sempre più orientata verso un approccio mini-invasivo e guidata da tecnologie avanzate come l’autofluorescenza, consente oggi un trattamento altamente efficace, rapido e sicuro.
Una localizzazione preoperatoria accurata, unita a una strategia chirurgica mirata e personalizzata, rappresenta un elemento determinante per il successo dell’intervento e per l’ottimizzazione degli esiti clinici, garantendo al paziente un beneficio terapeutico significativo con un impatto minimo in termini di morbilità.
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𝐃𝐫. 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐢𝐫𝐨𝐢𝐝𝐞 𝐞𝐝 𝐎𝐑𝐋
𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 - Centro Testa e Collo - Poliambulatorio specialistico medico-chirurgico- Ospedale San Raffaele
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