top of page

Otorinolaringoiatra e Chirurgo della Tiroide, riceve a Milano e Bergamo

  • Instagram
  • Facebook
  • LinkedIn

Iperparatiroidismo: inquadramento fisiopatologico, eziologia e manifestazioni cliniche

  • Immagine del redattore: Diego Barbieri
    Diego Barbieri
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 6 giorni fa


Che cos’è l’iperparatiroidismo

L’iperparatiroidismo è una patologia endocrina caratterizzata da una secrezione inappropriatamente elevata di ormone paratiroideo (parathyroid hormone, PTH) da parte delle ghiandole paratiroidi. Si tratta di una condizione relativamente frequente nella pratica clinica, la cui prevalenza aumenta con l’età e che risulta spesso sottodiagnosticata a causa di un decorso inizialmente paucisintomatico o del tutto asintomatico.


Dal punto di vista clinico, l’iperparatiroidismo riveste un’importanza rilevante poiché l’alterazione cronica dell’omeostasi calcio-fosforo può determinare danni progressivi a carico dell’apparato scheletrico, del rene e del sistema cardiovascolare. Una comprensione approfondita dei meccanismi fisiopatologici alla base della malattia è pertanto essenziale per un corretto inquadramento diagnostico e terapeutico.


Iperoparatiroidismo: cosa è, le cause e i sintomi

Definizione e fisiopatologia dell’iperparatiroidismo

L’iperparatiroidismo è una condizione in cui le ghiandole paratiroidi, generalmente quattro e localizzate posteriormente ai lobi tiroidei, producono una quantità eccessiva di PTH rispetto alle necessità dell’organismo.


Il PTH rappresenta un ormone chiave nella regolazione dell’omeostasi minerale. In condizioni fisiologiche, la sua secrezione è finemente regolata dai livelli sierici di calcio attraverso un meccanismo di feedback negativo mediato dal calcium-sensing receptor (CaSR). Quando questo sistema di regolazione viene alterato, la secrezione di PTH diventa autonoma o inappropriata, determinando nella maggior parte dei casi una condizione di ipercalcemia.


Ruolo fisiologico dell’ormone paratiroideo

L’ormone paratiroideo esercita i propri effetti principalmente a livello osseo, renale e intestinale. A livello dell’osso stimola indirettamente il riassorbimento osseo attraverso l’attivazione degli osteoclasti; a livello renale aumenta il riassorbimento tubulare del calcio e riduce quello del fosforo; a livello intestinale, infine, agisce indirettamente favorendo l’attivazione della vitamina D e quindi l’assorbimento del calcio.


Nel contesto dell’iperparatiroidismo, l’attivazione cronica e non regolata di questi meccanismi fisiologici determina un progressivo impoverimento della massa ossea e un sovraccarico di calcio a livello renale e sistemico.


Classificazione dell’iperparatiroidismo


Iperparatiroidismo primitivo

L’iperparatiroidismo primitivo rappresenta la forma più comune della malattia ed è dovuto a una patologia intrinseca delle ghiandole paratiroidi, che acquisiscono un’autonomia funzionale nella secrezione di PTH.

Nella maggior parte dei casi la causa è rappresentata da un adenoma paratiroideo singolo, responsabile di circa l’85% dei casi. Meno frequentemente la condizione è sostenuta da un’iperplasia multighiandolare o, più raramente, da un carcinoma paratiroideo.

Dal punto di vista biochimico, l’iperparatiroidismo primitivo si caratterizza per la presenza di ipercalcemia associata a livelli di PTH elevati o inappropriatamente normali, in assenza di una corretta soppressione ormonale.


Iperparatiroidismo secondario

L’iperparatiroidismo secondario è una condizione reattiva, che insorge come risposta compensatoria a stati di ipocalcemia cronica o di carenza di vitamina D. Le cause più comuni includono l’insufficienza renale cronica, le carenze nutrizionali di vitamina D e le sindromi da malassorbimento intestinale.

In questa forma, l’aumento della secrezione di PTH ha inizialmente un significato adattativo volto a ristabilire l’equilibrio minerale. I livelli di calcio sierico risultano generalmente normali o ridotti.


Iperparatiroidismo terziario

L’iperparatiroidismo terziario si sviluppa come evoluzione dell’iperparatiroidismo secondario, tipicamente nei pazienti affetti da insufficienza renale cronica di lunga durata. In questo contesto, la stimolazione protratta delle ghiandole paratiroidi conduce a una perdita dei meccanismi di controllo, con secrezione autonoma e persistente di PTH indipendentemente dallo stimolo iniziale.


Manifestazioni cliniche

Il quadro clinico dell’iperparatiroidismo è estremamente eterogeneo. Nelle fasi iniziali la malattia può rimanere completamente asintomatica, mentre nei quadri più avanzati compaiono manifestazioni multisistemiche.


I pazienti possono riferire astenia, debolezza muscolare prossimale e dolori osteo-articolari. La compromissione del metabolismo osseo può condurre a una riduzione della densità minerale fino all’osteoporosi e a fratture da fragilità. A livello renale sono frequenti la nefrolitiasi e, nei casi più avanzati, la nefrocalcinosi. Possono inoltre essere presenti poliuria e polidipsia, disturbi gastrointestinali come nausea e stipsi, nonché alterazioni neurocognitive e dell’umore.


Dal punto di vista didattico, l’iperparatiroidismo viene classicamente riassunto come una patologia che coinvolge ossa, reni, addome e psiche, una definizione ancora utile per comprendere l’impatto sistemico della malattia.


Diagnosi

La diagnosi di iperparatiroidismo è fondamentalmente biochimica e si basa sull’identificazione di un’alterazione del rapporto tra calcio sierico e PTH.

Gli esami di laboratorio evidenziano tipicamente un aumento del calcio sierico totale e/o ionizzato, associato a livelli di PTH elevati o non adeguatamente soppressi. Spesso si riscontrano anche alterazioni dei livelli di fosforo e della vitamina D.


Le metodiche di imaging, tra cui ecografia del collo, scintigrafia, PET con colina, tomografia computerizzata e risonanza magnetica, non hanno valore diagnostico primario ma risultano fondamentali per la localizzazione preoperatoria della ghiandola patologica nei pazienti candidati a trattamento chirurgico.


Rilevanza clinica e prognosi

Il mancato riconoscimento dell’iperparatiroidismo può determinare complicanze progressive e talvolta irreversibili, in particolare a carico dell’apparato scheletrico, della funzione renale e del sistema cardiovascolare.


Una diagnosi precoce consente un intervento tempestivo e mirato, riducendo il rischio di complicanze e migliorando significativamente la prognosi e la qualità di vita del paziente.


Sintesi e rilevanza clinica

L’iperparatiroidismo rappresenta un esempio paradigmatico di patologia endocrina a decorso spesso subdolo ma a elevato impatto sistemico. Una corretta interpretazione dei dati biochimici, integrata con l’inquadramento clinico, è essenziale per una diagnosi accurata.


Nelle forme primitive, la malattia è frequentemente definitivamente risolvibile mediante trattamento chirurgico, con risultati clinici eccellenti quando l’indicazione è correttamente posta.


In presenza di ipercalcemia persistente o di un sospetto clinico fondato, è indispensabile un approfondimento specialistico endocrinologico e chirurgico.


--


𝐃𝐫. 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐢𝐫𝐨𝐢𝐝𝐞 𝐞𝐝 𝐎𝐑𝐋

 

𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 - Centro Testa e Collo - Poliambulatorio specialistico medico-chirurgico- Ospedale San Raffaele

 𝐁𝐄𝐑𝐆𝐀𝐌𝐎 - Habilita Robotics Healthcare


Per prenotazioni, urgenze e contatti


bottom of page